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20 aprile 2007

Una patologa che riflette sulla famiglia



Siamo nel duemila ma si parla di famiglia, si discute di coppie, di figli di futuro. In fondo, anche con tutti i progressi tecnologici, i bisogni primari dell’uomo sono rimasti gli stessi: un tetto accogliente, qualcuno che ti voglia bene, lasciare qualcosa di te all’umanità come solo un figlio può fare. Mi sbaglio? Siamo emancipati, emancipate, ma alla fine ruotiamo sugli stessi argomenti e gli ultimi referendum almeno per quanto riguarda la fecondazione assistita hanno messo in luce alcuni di questi bisogni.

Sono una ricercatrice che sogna e spera di migliorare l’umanità almeno un pochino ma in questi anni la mia vita è molto cambiata e mi ha portato a varie riflessioni. Dal banco del laboratorio, dallo studio e dalle grandi idee sui meccanismi con cui funzionano la cellule, sono stata catapultata alla realtà e a che cosa succede nella società, che cosa è cambiato nella famiglia e nel concetto di coppia. Sono vissuta con un concetto di coppia eterna e ho vissuto la mia realtà lavorativa e di ricerca con la mia sfera privata senza distinzioni particolari, fintanto che non è nata mia figlia e mi sono separata. Ecco quindi che ho visto il mio lavoro, la realtà quotidiana in modo diverso e ho iniziato ad osservare le famiglie, le donne, i papà con uno sguardo attento e indagatore rendendomi conto per la prima volta dei cambiamenti che stavamo vivendo e che riguardavano me in prima persona. Sono infatti un soggetto di cui si parla spesso e che rientra nelle statistiche. Il mio fiuto di ricercatrice si è aperto anche al mondo reale.

Bisogna in primo luogo partire da alcuni numeri e quindi leggere le statistiche. I dati di Eurostat elaborati da Vision ( vedi Reset 2006) sono significativi di questo cambiamento che non riguardano solo l’Italia ma tutta l’Europa. Parlerò principalmente dell’Italia perché vivo qui e quindi conosco meglio la mentalità e la realtà concreta. Complessivamente si può fare la seguente sintesi: sono aumentati nel corso degli ultimi dieci anni i divorzi  e diminuiti i matrimoni ma sorprendentemente sono aumentati i figli nati fuori dal matrimonio pur essendoci un tasso di fertilità in diminuzione determinato in larga misura dal fatto che i figli vengono pensati e messi in cantiere tra i 30 e 35 anni, età in cui la fertilità femminile è in calo. Quindi si è più grandi e si ha meno tempo riproduttivo per fare figli e di conseguenza per coppia si fanno meno figli. Nonostante tutto c’è questa necessità e non dipende più tanto dal fatto di essere sposati. La realtà sta cambiando ma la gente mi sembra che cerchi sempre le stesse cose e la ricerca del figlio, una ricerca spesso difficile e dolorosa, suggella questa necessità di “normalità”, di una vita di famiglia completa. E’ interessante notare come nei paesi nordici considerati evoluti dove la normativa del divorzio/separazione è più snella che da noi, come la Svezia, la Finlandia e la Norvegia, il tasso di matrimoni e divorzi non sia variato nell’arco di dieci anni (dal 1992 al 2002), mentre in Italia e comunque in paesi di area cattolica c’è stata una fortissima controtendenze con un aumento di divorzi e una diminuzione dei matrimoni. Anche noi ci stiamo adeguando alla grande flessibilità dei paesi nordici, ma il futuro non è la disaggregazione totale della famiglia perché la quota di gente che decide di sposarsi è rimasta costante ma se mai si sono aggiunte realtà variegate.  Sicuramente un dato chiaro è che il matrimonio non è più l’unica strada per fare figli.


Il matrimonio e il concetto di coppia é cambiato: ci sono forme variegate di coppia.

Mentre i miei nonni e anche in parte i miei genitori pensavano che la coppia che si forma in gioventù fosse eterna e che i bisogni primari rimanessero legati ai figli e alla famiglia anche mettendo in secondo piano i propri, nella nostra epoca tutto è cambiato. Ognuno di noi vuole realizzarsi e non può pensare di passare tutta la vita con un compagno/a che detesta, vogliamo qualcosa di più anche se ci sono i figli. Pur non entrando nel merito della questione, sicuramente è tramontata l’idea dell’amore eterno. Si ricerca  una realizzazione che molti di noi sanno o imparano che è difficile da ottenere. In parte credo che la velocità della vita e lo sviluppo delle offerte e delle richieste della società stessa hanno portato a far tramontare il concetto di amore eterno. Ma lo cerchiamo. La televisione, i giornali di pettegolezzi con amori da favola ce lo testimoniano. Gli stessi cartoni animati che guardano le nostre figlie femmine presentano un modello di principessa buona che aspetta il principe azzurro che un giorno arriverà e la sposerà, mentre i maschi devono conquistare l’amata lottando contro mostri terribili. Noi permettiamo ai nostri figli di vedere queste pellicole e le consideriamo educative in parte perché fa parte di un sogno che perseguiamo e  che facciamo perseguire ai nostri figli. Ecco quindi come sogno e realtà si scontrano. Se da una parte la mancanza di vivere un amore eterno mette in evidenza la nostra precarietà e fragilità, dall’altra ci rende maggiormente consapevoli della nostra vita e ci porta inevitabilmente ad una esplorazione di noi stessi. Gli uomini vogliono qualcosa dalle donne, serenità, affetto, stima e chissà cosa altro, le donne anche, rispetto, appoggio, comprensione etc. Bisogna venirsi incontro e questo equilibrio è difficile. Ci si conosce prima del matrimonio e quindi la coppia che nasce, sancita o meno dal matrimonio, nasce per una consapevolezza maggiore di voler stare insieme, di condividere la propria vita ma anche con la consapevolezza che potrebbe non funzionare. Si cerca un compagno. La solitudine mi sembra sia il sentimento che spaventa di più l’umanità forse tanto quanto la sofferenza. Inoltre la famiglia rappresenta anche una piccola unità economica che funziona che ci fa risparmiare le risorse e, con i tempi che corrono, questo aspetto non va trascurato. Se si vive in due si possono dividere le spese, se si vive in due si possono ottimizzare le risorse. A questo proposito è importante sottolineare come la nascita di un figlio oggi molto pensata nasce anche da una sicurezza economica, dalla certezza di potergli dare almeno un qualche benessere e la coppia composta da madri che lavorano offre più garanzie. Anche le condizioni considerate necessarie per affrontare un simile passo stanno cambiando. L’idea di aspettare di comperare la casa per mettere su famiglia è tipicamente italiana e sono convinta che quest’ottica di evoluzione che ci porterà ad omologarci agli altri paesi europei cambierà. La nascita di famiglie non più in senso tradizionali ma variegate per tipologia non può che contribuire a questo cambiamento. E’ chiaro che se si legittimassero le coppie di fatto garantendogli una serie di diritti e doveri queste potrebbero nascere anche più numerose e creare una situazione di maggiore stabilità e crescita della popolazione giovanile. Se ad esempio i figli nati da coppie di fatto fossero regolamentati si potrebbero creare più unioni tra giovanissimi prima che questi abbiano la possibilità di raggiungere gli standard italiani per mettere su famiglia in senso tradizionale. Via via anche la precarizzazione del lavoro e il vivere in affitto sarebbe più accettato anche se per un periodo temporalmente limitato.

Recentemente si è discusso sul Corriere della Sera di monogamia, asserendo che è in estinzione (Attali). Io non lo credo. Per avere una buona qualità della vita è necessaria una certa stabilità non solo economica ma sentimentale. E’ necessaria una certa stabilità per i figli. Questo non vuol dire che bisogna sentirsi legati per sempre. Può essere fisiologico che un amore per quanto grande finisca ma questo non vuol dire che finisce la monogamia, semplicemente se ne cerca un’altra. Sentivo alla radio un ragazzo che diceva di avere due famiglie e due figli da due donne diverse. Sono realtà che possono esistere ma non sono la normalità e non credo che lo diventeranno mai. E’ un atto a mio giudizio di ipocrisia e poi forse queste persone non sanno bene cosa voglia dire amare una persona. Il grande successo dei romanzi di Coelho, sempre incentrati sull’amore come la presenza di un essere unico e irripetibile, sancisce a mio avviso la necessità di “normalità” della gente, di creare una coppia che dia stabilità che permetta anche di sognare e di sentirsi realizzati. La persona che ami è come lo Zahir di Coelho: un qualcosa che ti prende la mente e di cui non puoi liberartene. Se vi siete innamorati sul serio sapete di cosa parlo. Quindi come è possibile averne due? Forse queste persone pensano di amare e hanno bisogno di due persone per avere uno Zahir ma in realtà non l’hanno ancora trovato e sono molto tristi. E poi il dispendio di energie e il dispendio economico!

Una coppia si forma, durerà? Credo che questa domanda che tutti ci siamo posti se pur in modo inconscio, e che con il matrimonio in qualche modo esorcizziamo, non abbia poi molto senso. I divorzi come ci dice Vision aumentano e i matrimoni diminuiscono. Sto bene oggi con questa persona, anche domani e dopo e non mi basta? Perché pensare in eterno quando non so che destino avrò io? Ecco che il matrimonio o una unione di fatto sancisce che oggi questa coppia esiste che pulsa è viva e che da speranza per il futuro. Ecco che il matrimonio, le coppie di fatto da questo punto di vista non sono molto diverse se non nella forma, che a mio avviso rientra nella sfera personale. Regolamentare la coppia vuol dire anche regolamentare i figli che potranno venire e questo è molto importante  perché i figli vanno tutelati. Non si può negare l’esistenza delle coppie di fatto perché esistono e quindi dobbiamo e abbiamo il dovere e loro hanno il diritto di essere tutelate. La coppia non vuol dire la coppia sposata ma la coppia che vive insieme che ottimizza e tenta di costruire un’entità unica. Che poi decida di sposarsi legalmente in Comune o in Chiesa è un passo a mio avviso più personale e direi quasi marginale. I tempi lunghi dell’Italia della macchina del divorzio rendono anche difficile poter pensare di legalizzare eventualmente un’unione di coppie precedentemente sposate e forse, almeno in Italia, una parte di queste nascite fuori dal matrimonio potrebbero dipendere da questo aspetto. Ma intanto le coppie esistono e vanno tutelate. I gay e le lesbiche? Non sono coppie anche loro, dobbiamo negargli un diritto a costituire un’entità unica? Cosa diversa è tutelare i figli. Su questo punto sono ferrea. Secondo me non vanno dati bambini in adozione a coppie non eterosessuali per un numero enorme di ragioni che qui non è la sede di indagare. Analogo discorso per i single.

Eppure oggi la famiglia tradizionale è sotto accusa ma non la famiglia secondo i dati Vision. C’è una grande ricerca di serenità e di tranquillità almeno tra le mura domestiche ed ecco la necessità di garantire gli sviluppi della scienza come ad esempio la fecondazione assistita a tutti.

La nascita di un figlio in coppie con un’età non al picco della capacità proliferativa implica infatti spesso di dover ricorrere a tecniche di aiuto. In una recente intervista apparsa sul Corriere della Sera dello scrittore Houellebacq, si affermava che la clonazione avrebbe preso piede e che le donne avrebbero perso voglia di partorire. Certo partorire implica dolore, altra grande angoscia dell’umanità, ma ci si dimentica che mentre con la clonazione si ha una copia identica a se stessi, concepire un individuo con un partner significa dare vita ad un essere imprevedibile. I nove mesi e la nascita di un bambino sono un momento importante per la coppia, un momento anche di controllo della tenuta stessa della coppia.

Io non credo che la clonazione prenderà il sopravvento, la natura umana ama l’imprevedibilità. E poi non penso che le donne non vorrebbero più partorire se gli venisse garantito un parto indolore. E questo perché penso sempre che l’uomo ricerca un’anima sensibile con cui proseguire il suo percorso e quindi la clonazione implicherebbe solitudine. Non è triste avere delle repliche di se stessi?

 

I figli, la coppia e la vecchiaia

La nostra società ha paura della vecchiaia, delle rughe di far vedere quello che è o è diventato. Bisogna mascherare camuffarsi. E la scienza ha migliorato molti di questi aspetti. Ma proprio con la consapevolezza della crisi della famiglia tradizionale e con l’aumento dei divorzi si sente il tempo che passa e se pur stare da soli, decidere tutto come si vuole, può essere gratificante per poco tempo, alla lunga fiacca e fa sentire la solitudine, la mancanza di senso, il tornare a casa senza che nessuno ti chieda come è andata, il lasciare il libero sfogo ad una eccessiva meticolosità nel prendersi cura o viceversa ad una eccessiva trascuratezza. E poi dal momento in cui si nasce si va verso un’inevitabile vecchiaia. E la vecchiaia passata da soli è triste e ancora più triste passata senza il proprio Zahir. Certo la famiglia implica la rinuncia di una eccessiva individualizzazione, implica la mediazione, ma colma il cuore e da stabilità. Se torniamo a casa da qualcuno che ci sta sempre nel cuore e nella mente è la cosa più bella del mondo perché puoi condividere con lui/lei la tua vita, le tue piccole battaglie quotidiane e le piccole difficoltà della vita. La sofferenza da soli è triste. Alain Delon, un uomo considerato bellissimo, ha dichiarato di essere stato abbandonato dalla giovane moglie e di vedere i figli a tempo e di sentirsi triste e depresso. Condividere la tua vita e rendere partecipe chi ti sta a cuore credo che sia un sentimento comune e l’aumento delle nascite fuori del matrimonio mi sembra che sia un dato che lo sancisca. Vedo questa necessità anche e soprattutto nelle coppie che si formano dopo una separazione e vi dirò di seguito perché.

Separazione e figli di coppie neo-formate

Un evento di cronaca recente ha portato alla ribalta un caso limite ma importante. Un marito ha ucciso la moglie e poi si è suicidato, il commentatore diceva che parlavano da diverso tempo di separarsi. Bene bisogna prendere atto che la separazione è l’evidenza di un fallimento, è una famiglia che ha fallito la propria ragione di esistere. Bisogna però essere consapevoli che è un nuovo punto di partenza. Ognuno in questa fase si deve mettere in discussione e ripartire. Creare una nuova unione richiede impegno ed energia e molta volontà. Infatti un’unione è la nascita di un nuovo nucleo che nel tempo crescerà e sentirà la necessità di un figlio a siglare la coppia. Ecco che in parte l’aumento di nascite fuori dal matrimonio in fasce di età più adulte è determinato dalla nascita di nuove coppie di fatto. Queste forse un giorno si sposeranno tenendo conto della lungaggine della burocrazia o forse non credono più in questa istituzione, il dato importante è che esistono e devono essere tutelate.

Tiriamo le somme

La famiglia tradizionale non esiste più da sola ma è stata affiancata da una variegata realtà che forse un giorno ritornerà alla forma tradizionale ma non è più  così scontato. Questo però non implica che la gente voglia stare da sola, ma cerca una stabilità affettiva che è più difficile da trovare, ma la cerca. Non vedo una crisi di coppia intesa come perdita o mancanza di un valore di trovare un’entità unica ma piuttosto un cambiamento di forme. Proprio per questo la coppia in senso lato va tutelata come anche va garantita la possibilità di stabilizzare queste coppie facilitando la procreazione. In questo contesto la fecondazione assistita andrebbe garantita a tutte le coppie eterosessuali che la richiedono, soprattutto perché l’età in cui si fanno i figli si è molto spostata nelle fasce meno prolifere. Constatare che la realtà cambia anche troppo velocemente consente ai legislatori di non scollarsi troppo dal mondo che li circonda. Aiutare la creazione di coppie proprio fra i giovani può essere di aiuto a stabilizzarli e crearli una visione della realtà più solida allontanandoli da tentazioni che spesso li portano a sognare un mondo inesistente. Se il giovane deve aspettare di sposarsi quando è proprietario di una casa, ha un posto fisso e guadagna una quantità di soldi sufficiente a garantirgli un certo benessere economico, certo si allontanerà da questa prospettiva, ma se può intanto creare un’unità con la propria compagna molto semplicemente vivendo insieme magari in affitto e lavorando costruire il proprio futuro verificando anche la stabilità della coppia forse avremo una realtà giovanile meno spaesata dell’attuale. Non solo ma forse potremo aiutare casi limite che talvolta balzano alla cronaca, come la coppia di Treviso in cui il marito ha ucciso la moglie, una coppia che pensava di separarsi ma che forse è stata frenata e sormontata dalla grandezza delle cose da affrontare. Infatti la cose da affrontare in una separazione non riguardano solo la sfera personale ma anche una serie di problemi pratici, dall’avvocato, alla gestione del figlio, alla casa e così via. Proprio perché siamo di fronte a mille problemi se non si è più che sereni si rischia di sentirsi inadeguati e diventa difficile gestirli tanto da sentire il fallimento insormontabile. Se la legislatura ci aiutasse a vedere almeno la parte pratica meno complicata e la burocrazia meno complessa, se il mondo dei mass media aiutasse a parlare dei problemi affrontandoli con la giusta serenità e con la adeguata concretezza, forse riusciremo a limitare casi di questo genere.  Spesso mi è capitato di seguire dibattiti televisivi sulla famiglia in cui chi parlava aveva molti anni sulle spalle ma poca conoscenza del mondo giovanile. Non è infatti un problema teorico o esclusivamente religioso è un problema di vita che riguarda molte coppie o possibili coppie. Bisogna ascoltarli e lasciarli parlare. Non si possono fare discorsi astratti ma ci vuole molta umiltà a comprendere la realtà che sta comunque cambiando coinvolgendo i nostri figli e quindi il nostro futuro. Il mondo economico e lavorativo è cambiato, le donne sono cambiate. I giovani sentono i politici obsoleti e distanti mentre dovrebbero essere le persone più vicine.

Chi parla si considera parte di questa realtà essendo ancora sotto i quaranta. I dati di Eurostat elaborati da Vision indicano a mio avviso questa tendenza di normalità, proprio in un contesto in cui tante deviazioni sono presenti nella società e apparentemente siamo più liberi. Ma paradossalmente non si è più liberi in una entità come la famiglia dove puoi essere te stesso senza dover dimostrare niente che non in un mondo che richiede tanto da te e a cui devi sempre presentarti come il più pronto?  Essere soli è poi così bello e appagante?




permalink | inviato da il 20/4/2007 alle 10:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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