.
Annunci online

 
caterinalaporta 
I Blog dei Visionari -Vision the Italian think tank
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  caterina.laporta
libero blog
  cerca


 

Diario | famiglia | viaggi | donne e diritti | scienza |
 
donne e diritti
1visite.

29 settembre 2006

Donne e violenza: vediamo di discuterne



E’ cronaca recente che a Milano ci sono stati un numero allarmante di stupri durante l’estate. Il 20 agosto alle sei di mattina un’inserviente di un noto ospedale milanese aspetta l’autobus in largo Marinai di Italia, una zona  centrale e non periferica. Aspetta l’autobus perché deve andare a lavorare, viene aggredita da uno sconosciuto che la trascina in un’area dimessa di viale Umbria violentandola. L’area dovrebbe essere ora bonificata. La notte del 25 agosto due ragazze francesi -a posteriori possiamo dire “imprudentemente”- accettano un passaggio da due maghrebini, parlano la loro lingua, in Francia è possibile che abbiano compagni maghrebini in classe. E questi sono solo i casi più recenti.

I dati ufficiali di Milano sembrano indicare che tra gennaio 2005 e agosto 2006 ci sono state 422 vittime tra donne e bambini, una minoranza per strada ancora la maggior parte in famiglia o da parte di conoscenti. In strada i luoghi più a rischio sembrano essere il portone di casa, il cortile e l’orario va dalle 20 alle 8 di mattina. Inoltre i quartieri comprendono sia le zone periferiche che le zone centrali. Non è solo Milano ovviamente.

Essere debole in questo mondo è diventato difficile, non sono solo le donne ma anche i bambini e gli anziani che subiscono violenza a vari livelli e ancora molto spesso all’interno delle mura familiari. Fuori dalla casa la possibilità di essere stuprate non è più ristretto alle ore notturne ma spesso avviene in pieno giorno, spesso gli stupratori sono stranieri giovani o giovanissimi.

Ci sono quindi due violenze: una domestica e una cittadina.

La violenza domestica è difficile da combattere, è più nascosta e non sempre i diretti interessati si ribellano. La violenza cittadina è un problema della società che apparentemente si può pensare di combattere con qualche arma in più. Ma non basta mettere le telecamere, lasciare le insegne accese la notte per rendere questa società meno violenta. E’ un compito molto difficile in cui il degrado culturale ha un grande peso. Anche la costituzione come parte civile del comune proposta a Milano è un buon passo ma non incide sul fenomeno e sulla sua nascita. E’ solo un deterrente di qualcosa che è già avvenuto e difficilmente può fare da freno per persone che vivono ai margini della legalità o che culturalmente vivono una realtà familiare violenta.

E allora da dove partire?

Nessuno ha delle ricette ma forse qualche riflessione la possiamo fare.

Aiutare le donne a essere consapevoli del loro ruolo centrale all’interno della famiglia, aiutarle nelle molteplici funzioni che svolgono da mamme, lavoratrici, assistenti di anziani, mogli. Non solo ci vuole secondo me un aiuto materiale come gli asili, le infrastrutture, la flessibilità degli orari di lavoro ma anche un aiuto culturale, creare centri di ritrovo, di discussione, forse anche punti di ritrovo donne/famiglia per poter ad esempio contare su un gruppo che può mettersi d’accordo e prendere i figli a turno alle varie attività dopo scuola e così via. Cercare insomma di non far sentire sola la famiglia con un fardello sempre più grande e pesante e direi anche una grande responsabilità. Aiutare i nonni a non sostituirsi alla famiglia latitante o le babysitter che spesso conoscono meglio di noi i nostri figli. Aiutarci ad organizzare meglio il tempo. Ecco che aiutare le donne a farsi portavoci di un dialogo che possono poi importare all’interno della famiglia può aiutare a evidenziare situazioni di violenza sia subite che fatte subire. I mariti, compagni, amici, parenti sono oltremodo importanti e il dialogo è un passo importante per risolvere problemi, per insegnare anche ai bimbi che la violenza non aiuta ma anzi crea solo violenza. Secondo me quindi ci vuole, in primo luogo, un passo culturale, aiutare la famiglia e le donne in particolare a non essere sole di fronte al mondo, aiutarla a non essere sole quando si confrontano con dei modelli lontanissimi e irrealizzabili offerti dalla televisione, dalle riviste dove la gente è sempre sorridente, tutto luccica, i soldi sembrano non essere un problema. Si potrebbero creare dei punti di dibattito, di discussione di aiuto concreto e spontaneo all’interno della realtà scolastica con iniziative di cicli di seminari, uscite in pizzeria, discussioni aperte con o senza psicologo. In questo, secondo me, le esperienze concrete di ciascuno di noi possono avere un peso importante. Il problema poi si allarga al degrado culturale che vediamo fuori della nostra casa, nelle strade della nostra città, dove mendicanti ti inseguono anche talvolta in modo aggressivo, bambini da soli vagano per le strade. Su questo bisogna intervenire a livello istituzionale, creando dei controlli più severi per chi viene in Italia pensando di non dover lavorare e aiutando, al contrario, chi cerca di vivere onestamente offrendogli la possibilità di una vita dignitosa e quindi la possibilità di crearsi una stabilità sociale. Il mito della televisione che ci propone dei modelli bellissimi non aiuta chi non ha nulla e non può permettersi di comperare cose costose a essere umile e a impegnarsi. I nostri figli anche ricevono messaggi contrastanti tra ciò che vedono a casa e ciò che gli viene proposto dai media.

E’ difficile vivere in questa società, secondo me, è difficile essere donna: se sei carina, gentile e simpatica c’è sempre qualcuno che pensa che sei disponibile. E’ difficile essere bambini in una società così complessa dove i valori non sono sempre molto chiari. E’ difficile diventare anziani serenamente in una società che ti vuole sempre giovane e che non rispetta chi sa qualcosa in più solo perché ha qualche capello bianco. Ma è anche difficile essere giovani in una società di gente “anziana” che non vuole lasciare il passo e che pretende di essere sempre giovane.

I problemi sul tappeto sono molti anzi moltissimi, ma bisogna interrogarsi sulle cause se vogliamo cercare di migliorare il nostro mondo e migliorare anche noi stessi.

Mi è arrivata per E-mail la presentazione di un’iniziativa partita da un gruppo di uomini che si riunirà a Roma a metà ottobre e che sottolinea, nel manifesto di presentazione, il cambiamento del rapporto tra sessi come un evento centrale. Questo gruppo di uomini prende atto di una crisi -occidentale aggiungerei io- del patriarcato e dice che è necessario un salto di qualità collettivo. Avendolo mandato a me che sono una donna mi sembra che richiedano l’aiuto anche delle donne. E’ importante l’interscambio culturale tra i sessi, sereno e pacifico ma mi ha meravigliato che i firmatari di questa proposta fossero solo uomini. E’ voluto forse per dare più enfasi alla proposta ma se non vuole essere solo propagandistica è necessario introdurre delle donne e magari anche uomini e donne di etnie diverse. Il problema è infatti più complesso perché nella nostra società vivono diverse realtà culturali che difficilmente si interscambiano.

Sono convinta che nei prossimi anni saremo costretti a riflettere sulla nostra società, saremo costretti ad interrogarci su come sia cambiata e su come vorremo che evolvesse e tutto questo richiede una grande cooperazione e rispetto per la vastità del problema e per la diversità di aspetti implicati che vede coinvolti non da ultimo la multi eticità culturale.

La vedo altresì una sfida importante per rendere meno violento questo mondo ormai molto difficile da vivere serenamente.




permalink | inviato da il 29/9/2006 alle 9:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
  <<  1 | 2  >>   ottobre