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25 ottobre 2006

Il problema dell’intelligenza femminile



E’ uscito in luglio su Nature un articolo che ancora una volta mette alla ribalta la questione del genere in relazione all’intelligenza e il problema di capire perché le donne non riescono ad acquisire posizioni importanti nella scienza (Nature, 442, 13 luglio, pag.133-136).

E’ interessante raccontare la storia dell’autore di questo articolo. Ben A. Barres. E’ stata una brillante ricercatrice dell’MIT (Massachussetts Istitute of Technology) che lavorava in un ambiente esclusivamente maschile , unica capace di risolvere, come racconta lei stessa, questioni matematiche difficili tanto che una volta aveva sentito il suo professore dire che probabilmente il suo “fidanzato” l’aveva aiutata a risolverli!! E’ sempre così per noi donne, ci deve sempre essere qualcuno che ci ha aiutato!!! Poi cambia sesso e diventa uomo! Improvvisamente diventa bravissimo tanto che dicono di lui “ Ben Barries ha fatto oggi un seminario eccezionale, il suo lavoro è molto meglio di quello che fa sua sorella”!!! La sua posizione è quindi molto privilegiata, uno scienziato che ha vissuto come donna il mondo accademico e ora lo vede come uomo!

L’educazione vuole che a donne, vecchi e bambini venga ceduta un posto, che in caso di calamità siano i primi a salvarsi. Bene le donne alla stregua dei bambini e degli anziani sono generalmente considerate una frangia debole della popolazione che va tutelata. La cultura nella quale siamo nate e vissute ci porta a considerarci deboli ma anche il resto del mondo ci considera deboli e a questo punto si crea il pregiudizio generalizzato che le donne sono meno dotate degli uomini! Se leggete il mio blog sulle donne e università vedrete come le donne che intraprendono una carriera scientifica siano anche più brave in fase di studio dei colleghi maschi ma poi, a partire dal primo gradino di accesso all’accademia, il ricercatore, diminuiscono vertiginosamente di numero. Eppure sono anche più preparare, ottengono voti ottimi ma poi abbandonano o vengono discriminate rispetto ai compagni maschi. Barries arriva alla stessa conclusione, le donne nell’accademia sono discriminate e per le donne non vale sempre il criterio della meritocrazia. Nella scienza il problema è serio. Come ho già detto nel blog precedente la scienza viene ancora oggi vista come un ambito tipicamente maschile mentre la sfera umanistica un ambito debole e femminile. Il dato nuovo che fa emergere l’articolo di Barres su cui penso valga la pena riflettere è da una parte la mancanza di considerazione delle proprie capacità che porta ancora le donne a scegliere più frequentemente le scienze deboli umanistiche e dall’altra la discriminazione di cui sono soggette nel mondo del lavoro e in particolare nell’accademia. Credo che ciascuna di noi ha esperienze di questo tipo da raccontare. Le donne che fanno carriera più facilmente sono “mogli di….” o donne che definirei “androgene” cioè che hanno rinunciato ad una loro vita familiare come i figli e combattono come uomini. Le donne che come me non vogliono rinunciare alla loro femminilità e credono ancora che le capacità personali contano qualcosa vivono tante ingiustizie e discriminazioni. Essere diventata madre per esempio non è stato per me un vantaggio, anzi. Durante la gravidanza poiché stavo benissimo e il mio lavoro me lo consentiva ho lavorato praticamente tutti e nove mesi, durante questo periodo per la prima volta ho capito quanto siamo trattate ingiustamente. Battute critiche da anziani professori sulla mia scelta non le ho dimenticate: una donna in cinta sta a casa!. Nessun aiuto, né istituzionale con nidi aziendali, nè accademico dopo la nascita di mia figlia. Mia figlia ed io arrivavamo in università insieme e nel mio studio l’allattavo, facevo esami o parlavo con il mio gruppo su come organizzare il lavoro. Che alternative avevo? Perdere tutto perché non avevo un posto ma solo una borsa di studio e bastava poco per buttarmi o togliermi la piccola stanza dove facevamo le nostre ricerche (non ho mai avuto padrini potenti a difendermi le spalle!), perdere le pubblicazioni perché bisogna scrivere e pubblicare i propri risultati, perdere i finanziamenti perché non ti cercano loro ma devi cercarli tu. Alternativa, non allattare mia figlia. Un’esperienza fantastica che franacamente non volevo perdere. Ebbene poiché non mi perdo di animo mi sono rimboccata le maniche e ho trovato una soluzione faticosa ma accomodante.

Concordo con Barries che bisogna educare le donne a resiste a sopravvivere ai pregiudizi, non basta essere brave dobbiamo imparare a fare quadrato e aiutarci a vivere in questo mondo. E’ anche molto grave che il presidente di una delle università più prestigiose del mondo, Harward, e un famoso scienziato abbia dichiarato che le donne sono inferiori in modo innato. E’ sicuramente una dichiarazione molto violenta ed è difficile in una società che accetta una frase del genere che le donne possano partecipare pienamente alla vita sociale e scientifica. Barries dice poi una cosa illuminate, da quando è diventato uomo nessun uomo lo interrompe più e può finire la frase iniziata!




permalink | inviato da il 25/10/2006 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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